Angelo Lelo Bianchi - Flotta Dinghy del Lario

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Angelo Lelo Bianchi

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PICCOLA AVVENTURA SUL PRIMO BACINO DEL LAGO DI COMO


Giovedì 29 Luglio 2010


Verso le ore 07.00 navigo tra Moltrasio e Torno, con il mio nuovo Dinghy in legno del cantiere RIVA di Laglio. Il cielo è quasi sereno, con qualche banco di nubi alte.
Le previsioni di Meteo Como di mercoledì 28 luglio ore 20.10 , per oggi recitano:
“in generale abbastanza soleggiato, qualche temporale pomeridiano, più probabile su Brianza e bassa comasca. Vento: al piano debole a regime di brezza, in rinforzo da settentrione giovedì sera.”

Verso le 08.30 si addensano nubi scure di pioggia sui monti sopra Moltrasio ed inizia a tuonare. Forse è in corso un temporale in Ticino. Mi fermo nel porto di Torno per un cappuccino.

Alle 09.20 già cade qualche goccia mentre ad Ovest,oltre i monti sopra Moltrasio  si intensificano lampi e  tuoni. Decido di rientrare a Moltrasio senza indugio. C’ è un leggero vento da Nord ma superata la punta di Torno,vedo che verso Laglio sta piovendo forte.
Faccio rotta  un po’ più  nord della mia destinazione pensando che se la pioggia a Laglio manda una “ botta” di vento, l’avrò al giardinetto e favorirà il rientro.

A meno di 300 metri dal porto di Moltrasio noto un’altra colonna di pioggia a sud, verso la punta di Pizzo. Ammaino ed imbroglio per bene la vela pensando di raggiungere il porto a remi, ben sapendo che il dinghy non gradisce vento teso ed onda corta di prua. Questione di secondi ed arriva improvviso un violento groppo da Cernobbio (la chiamiamo Bergamasca) con forti scrosci di pioggia. Tento di percorrere a remi quei 300 metri residui ma è impossibile: ho difficoltà persino a tenere i remi fuori dall’ acqua e pur remando di gran lena vengo spinto inesorabilmente indietro, verso il largo.
La visibilità è ridotta ad una decina di metri, l’aria è bianca di pioggia che arriva orizzontale insieme alle creste delle onde strappate dal vento, il lago è quasi nero in una luce crepuscolare e si intravedono soltanto, a qualche metro, le bianche “ochette” che si avventano sul dinghy.  Con la prua al vento imbarco le creste delle onde: mi metto poppa al vento per aumentare il galleggiamento ed anche per ridurre lo sbandamento, notevole pur essendo a secco di vele, quindi abbasso la deriva per aumentare la stabilità e cerco di reggere la posizione con l’ aiuto dei remi: con questo assetto la barca regge bene. Per alcuni minuti  vado avanti così; non vedo nulla, non so dove sto andando ma sono tranquillo perché so per esperienza che qui la Bergamasca esaurisce la sua furia in una decina di minuti: in fondo è una scena grandiosa ed anche divertente. Infatti, puntuale, il vento diminuisce ed intravedo l’ ombra scura degli alberi della Punta di Torno (ho percorso 7-800 metri in pochi minuti).
Piove ancora forte ma il vento è diminuito per cui cerco di dirigermi, sempre a remi, verso il porto di Torno ma  a metà strada inizia una violenta grandinata con un nuovo groppo che in un attimo mi fa retrocedere sino alla Punta stessa. Temendo di essere sospinto di nuovo in mezzo al lago, manovro fino a guadagnare l’ingresso della darsena proprio sulla Punta stessa. Lì sono riparato dal vento e posso stare.
Dopo alcuni minuti tutto si calma e raggiungo il porticciolo. Lo scenario è indescrivibile: le scalinate del porto sono inavvicinabili a causa della cascata acqua gialla che scende dalle vie del  paese e tracima in getti di un metro dai tombini scoppiati; do fondo all’ ancora e inizio a sgottare (ho contato 16 secchi da a 10 litri).

Poi tutto si placa e vado al Bar per il secondo cappuccino della giornata.

Per la cronaca alle 09.35 l’ anemometro del pontile di Moltrasio ha segnato vento a 65,6 Km/ora . Probabilmente, dato che il pontile era leggermente defilato dal vento, il mio dinghy si è beccato più di  40 nodi!

Lelo Bianchi

P:S. l’ unico vero pericolo in questa situazione è stato il freddo: da allora le dotazioni del mio dinghy comprendono anche una tuta da ginnastica ed un K-Way.

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